Escursionismo in Campania: Anello Punta Calabrice, Monte Comune, Cancello di Arola da Santa Maria del Castello/Vico Equense (NA)

Santa Maria del Castello

IL BORGO NASCOSTO FRA CROCE DELLA CONOCCHIA E MONTE COMUNE CHE APRE E PROIETTA LA PENISOLA SORRENTINA E VIGILA SUI 2 GOLFI (GOLFO DI NAPOLI E DI SALERNO)
Anello escursionistico dal valore naturalistico e lambente alcuni borghi di Vico Equense che rappresenta pienamente non solo la "coda" della Penisola Sorrentina, ma anche la convivenza agreste con l'ambiente montano, come corroborato dai grandi campi di broccoli che convivono con l'ambiente arbustivo del crinale di Monte Comune che a dispetto del nome regala un'inenarrabile panoramica a 360° che cattura Golfo di Napoli e di Salerno, sino a risalire sino al Golfo di Gaeta.

Santa Maria del Castello
L'anello si sviluppa sul CAI 300 e 342 per poi percorrere i piccoli borghi di Arola, Preazzano e Moiano, pertanto la valutazione di moderato è legata soltanto a qualche tratto esposto e meno agevole del CAI 300 che in questo tratto che conduce sino a Monte Vico Alvano è classificato come E.

Santa Maria del Castello
La partenza avviene dal piccolo borgo di Santa Maria del Castello, frazione di Vico Equense che storicamente posizione strategica di valico fra Vico Equense e Positano, è stato per secoli punto obbligato di passaggio di genti e mercanzie e che odiernamente offre scarse possibilità di parcheggio, che in alcuni casi può essere effettuato per strada.

Santa Maria del Castello
I primi passi nel paese sono attualmente un connubio fra il clima natalizio e il caratteristico ambiente rurale, i cui spaventapasseri distribuiti in più angoli, purtroppo abbattuti dai venti di tempesta dei giorni/settimane precedenti, così come i trenini realizzati dall'unione delle cassette della frutta dipinte in varie tinte che fanno da primo piano allo sfondo dell'aspra e calcarea Croce della Conocchia che assieme a Punta Calabrice e Monte Comune racchiude questa alta frazione di Vico Equense che spazia fra mari e monti.

Croce della Conocchia
Si punta in maniera decisa al primo punto di interesse che raccoglie storia, fede, arte e tradizione: l Chiesa di santa Maria del Castello, inerpicata su una discreta scalinata che proietta all'acuminata e bianca Croce della Conocchia che sovrasta nettamente un luogo di culto ove è ancora conservata una statua del primo Seicento in marmo della Vergine con Bambino e due Statuette di Apostoli.

Panorama
Il luogo resta un importante riferimento di una periferia dell'antico Ducato di Amalfi, difatti le popolazioni della piana hanno cercato rifugio da pestilenze in queste mura, così come si racconta di salite penitenziali contrapposte a processioni discendenti per scampato pericolo. Nella Cappella risaltano tre preziose tele che riprendono il proprio vigore cromatico, dopo il recente restauro: una più grossa con San Francesco in meditazione, delicato dipinto di un raffinatissimo caravaggesco napoletano (al momento senza nome), poi Santa Rosa che equivale per formato e incorniciatura al quadro di San Giacinto.

Santa Maria del Castello
La balconata della piazzetta affaccia sul mare e sul profilo settentrionale di Punta Calabrice e Monte Comune che sono impreziositi da botti che raccolgono strumenti di vendemmia e che hanno la propria seconda vita come vasi.

Santa Maria del Castello
A tale tappa segue il cammino per arrivare sul comprensorio montano che delimita la parte sud del paese, provvedendo a svoltare nel vicoletto nell'immediata sx, a scendere, denominato via Positano in quanto al quadrivio fra le ultime case del centro abitato si indirizza a sx verso il CAI 333, detto le Tese di Positano che continuano prendendo la sx, mentre la direzione di destra sembra quasi una passerella che conduce sul mare su strada delimata da muretto a secco ed una scarpatina derivante da campi ed orti; effettivamente con il passare dei metri di percorrenza si nota la ricorrenza di broccoli, verze ed altri ortaggi del periodo che precedono l'ingresso nel boschetto di querceti (lecci e roverelle) che è animato anche da ginestre, sorbo, cisto e caprifoglio, iniziando come una scalinata che agevola le pendenze e che offre qualche tratturo alternativo che impegna una salitina che porta ad un casino di caccia Borbonico, attualmente chiuso: al contempo, venendo fuori dal boschetto, oltre la non rara fioritura di schiere di crochi (l'inverno è decisamente mite e ancora conserva su alcune chiome i colori caldi di autunno) il primo mattino che riluce sul mare e che lascia alle spalle una netta ed intera visuale di Punta Tresino, Punta Licosa e Praiano è magnetica, così come la deviazione di sx del CAI 333A che è la via che conduce a Montepertuso: gli occhi sono proiettate tanto sui vivaci colori arbustivi e l'insistente splendore del mare, ma è il complesso sistema di falesie che si dipartono da Punta Calabrice e Capo di Masina (che appare come un vero e proprio grosso fungo, raggiungibile esclusivamente con tecnica alpinistica) che attrae lo sguardo che è distratto solo da una coppia di altalene (superato un passaggio a cielo aperto, delimitato solo da uno steccato) che purtroppo sono limitate dall'oscillazione da una serie di rovi. Al km 1,4 vi è un'unione degli elementi già decantati che alla croce metallica che interessa un minimo tratto di discesa del CAI 333 A sono pienamente corroborati, pertanto goduti.

A dx, per il CAI 300
La meraviglia non si arresta qui, poiché il crinale prosegue con una parte piana che è teatro di un campo di broccoli che si adagia sul monte, prima che inizino le sue asperità ed i suoi passaggi più impegnativi e variabilmente esposti (caratteristica frequente in tutto il lungo decorso del CAI 300) che conducono al tratto maggiormente calcareo dell'escursione, come testimonia il profilo che fa da sfondo alle coltivazioni in questione, praticate a circa 700 m sul livello del mare, in ambiente montano. I vari passaggi denotano la presenza di artemisia marittima che è un connubio eccellente con le colture in questione che lasciano gradualmente spazio a passaggi che iniziano a salire con maggiore decisione, incrociando uno steccato che si segue esternamente, proiettando in un ambiente più montano, costituito da roccia calcarea che ha alcuni passaggi insidiosi dato che dal km 1,7 inizia ad aumentare l'esposizione sullo strapiombo, anche in tratti di sentiero ristretto e con vari punti dal fondo irregolare o qualche scalino cui occorre un allungamento di gambe: è fondamentale valutare se ci sia umidità o bagnato, perché questo fattore può influire in maniera decisiva sulla regolarità del cammino.

A sx
Il passaggio roccioso dura circa 200-300 m per lasciare nuovamente campo ad un tratturino in terra, ben accompagnato da segni CAI, che abbandona i tratti esposti del crinale, ascendendo con maggiore ripidità nella frazione boschiva interna del crinale nord di Punta Calabrice che al km 2,3 si individua come un fuori sentiero scendendo un pochino sulla sx del percorso (pochi metri prima di raggiungere il sistema di staccionate di Punta Preazzano) , muovendosi con cautela su una traccia appena accennata che decorre in prossimità di una roverella e che apre uno splendido panorama marittimo da uno speroncino roccioso che volge sull'intero Positano, allungandosi su Nocelle, Arienzo e Praiano (che appare come la punta conclusiva di questa insenatura del Golfo di Salerno).

A dx, per il CAI 300
A pochi passi da questa visione, vi è il Passo di Preazzano ove è possibile proseguire il cammino alla sx della staccionata, con una costante visione sul mare e sul Golfo di Salerno sino a Punta Licosa, o procedere sul crinale interno di un monte senza nome che sale dolcemente come una collina e ragala sia i panorami del Golfo di Salerno che quelli di quello di Napoli, proiettando gli occhi da Ischia alla penisola flegrea, sino al Vesuvio che sovrasta Napoli ed i comuni ai suoi piedi. Si è preferito il passaggio più interno e ne è valsa davvero la pena di muoversi in un'enorme prateria in falsopiano che culmina ad un piccolo tavolo con 2 panche, situati sotto l'ombra di un trio di roverelle, ove si può sedere ed osservare come il versante meridionale di Croce della Conocchia con Monte Cerasuolo e parte di Monte Faito sembrino dei giganti molto vicini (guardando alle proprie spalle, in direzione occidentale), mirando verso sud il Golfo di Salerno osservando le proiezioni della Conocchia, Monte Catiello e Monte Tre Calli sul mare sull'ultima parte di costiera Amalfitana ed infine a nord nell'osservare buona parte del Golfo di Napoli.

A dx, per il CAI 300

E' superando questo tratto che si apprezzano dei terrazzamenti agricoli che conferiscono ulteeriore fulgore alla magia di questo comprensorio montano, rivelando non solo Ischia e la parte conclusiva di Miseno, ma anche la croce di Monte Comune che appare davvero ad un tiro di schioppo e riserva una veduta persino più stupefacente rispetto ai precedenti passaggi: osservando in direzione N-NO si apprezzano oltre ai già decantati Monti Lattari prossimi a questa cima ed al Vesuvio, anche le imbiancate cime dei Monti di Avella e quelle più distanti del Matese; a S-SO alcune cime dei Monti Alburni, sino ai promontori sul mare come Punta Tresino e Punta Licosa; a E si osserva l'intera parte collinare e di bassa montagna della penisola Sorrentina, a partire da Monte Vico Alvano, Picco Sant'Angelo, Monte San Costanzo e Monte Solaro a Capri, perfettamente nitida, così come i centri abitati di Sorrento, Sant'Agnello, Piano di Sorrento e Massa Lubrense con alcune delle sue frazioni.

Waypoint
L'emozione è davvero inenarrabile, pertanto è d'obbligo una perlustrazione intorno all'area dI un ampio ed evidente tratturo accompagnato dalla lunga staccionata che delimita anche un'area di interesse privato che porta a scendere il crinale N-NO attraverso il CAI 328 che passa anche da Monte Staccato, ma è da un sistema di passaggio attraverso una staccionata ove è presente il segnavia del CAI 300 che si può arrivare al Cancello di Arola, iniziando una discesa che non manca di punti di ripidità su una pietraia e su una serie di roccette che si incontrano con il perdere di quota: tutto ciò è compensato dalla costante visione della Penisola Sorrentina in tutti i suoi dettagli, assieme a Scoglio Vetara e gli isolotti Li Galli, particolari che scompaiono con la graduale discesa del crinale O-SO di Monte Comune, il cui sentiero è ben indicato da una serie di segni CAI che si succedono con costanza e sono al contempo facilmente individuabili.

A dx, per il CAI 300
Le brevi serpentine che caratterizzano il tratto iniziale sino a dei ruderi individuati nel corso del passeggio non sottopongono a partire fatica ginocchia e collo del piede, il terreno è abbastanza soffice, nonostante la presenza variabile di sassi, con possibilità di avere un campo visivo abbastanza aperto che lascia aperte le prospettive panoramiche, dai ruderi in poi inizia a fare compersa il rovo e il terreno diviene a mano a mano più roccioso (con comparsi anche di crochi in fiore), fra balze più presenti e decise ed un sottobosco costituito da cisto, artemisia marittima, erba, scopano e lentisco; al km 4,3 si rivela alle spalle la Grotta dello Zoppo che rivela un antro della falesia O-SO di Monte Comune, con discesa che diviene sempre più irta e faticosa, suggerendo l'impiego dei bastoncini. Al km 4,5 vi è una piccola area di piana che consente una breve sosta al sole e di poter godere del panorama sugli isolotti Li Galli oltre che quello di Monte Vico Alvano ed i successivi Colli di Fontanelle.

Waypoint
Dal km 4,7 a quello 5,2 si avranno passaggi rocciosi e vari su fondo terroso che avranno una variabilità nell'esposizione, in particolare nella parte centrale si avrà l'impressione quasi di percorrere una breve cengetta sino a scendere al Cancello di Arola (si tratta di resti dell’antico cancello che delimitava i possedimenti della famiglia Giusso, padrona di castelli, villaggi e montagne: Luigi Giusso, nominato successivamente conte da Papa Pio IX e quindi “Duca del Galdo” dal Re Ferdinando II, era un banchiere di origine genovese che, nei primi anni del 1800, trasferitosi nel napoletano, acquistò numerose proprietà nel territorio di Vico Equense), sella fra Monte Vico Alvano e Monte Comune che per la presenza delle rovine di 2 robuste colonne inquadra uno scenario cui effettivamente si andrà a scegliere il camnmino più gradito, trattandosi effettivamente di un quadrivio: oltre al crinale O-SO di Monte Comune.

Waypoint

Seguendo il CAI 300 in direzione S si guadagna la strada sino alla croce di Monte Vico Alvano, mentre l'antico rudere del cancello è un balcone sul promontorio che adagia i centri abitati da Positano a Praiano e che suggerisce una via non ufficiale che esplora la falesia meridionale di Monte Comune con sentieri che probabilmente seguono come vere e proprie cenge che consentirebbero di esplorare la serie di grotte/antri (o quel che ne rimane) su tale versante (Grotta del Serpente, Grotta Nevola, Grotta del Sentiero dei Briganti) ed infine il CAI 342 che è una placida discesa boschiva soprattutto di roverelle e qualche acero che conduce senza sforzi sino a Via Veterina, la porta di ingresso per il borgo di Arola.

Waypoint
Giunti in tale borgo, non si ha la possiblità di visitare la Chiesa di Sant'Antonino Abate, poiché chiusa, apprezzandone la struttura esterna con facciata in stile neoclassico con lesene ornamentali e timpano soprastante. A sinistra, il campanile a pianta quadrata a tre ordini, è simile ad una torre di guardia. L'interno si presenta con una pianta a croce latina: la navata centrale è affiancata da due navate laterali che si incrociano con il transetto, il presbiterio termina con un abside. La struttura è in muratura portante con tetto a due falde e cupola con lanternino all'incrocio del transetto.

Waypoint
Non resta che percorrere gli altri borghetti di Vico Equense (Preazzano, Moiano), sino a risalire a Santa Maria del Castello, per chiudere un'escursione davvero riempitiva per gli occhi.

Panorama
Le seguenti considerazioni che invitano gli escursionisti a comportamenti di responsabilità personale, nei confronti di una traccia che potrebbe cambiare persino nel breve periodo, a secondo dei fenomeni orografici ed atmosferici del luogo: il sentiero è praticamente esposto al sole in tutta la sua percorrenza, pertanto occorre un'adeguata scorta di acqua personale ed accorgimenti logici legati ai periodi più caldi, così come in quelli più freddi, soprattutto in occasione di presenza di vento forte, avendo cura di consultare i bollettini meteorologici.

Waypoint
E' consigliabile utilizzare scarpe da escursione adeguate anche per lo stato di usura e bastoncini telescopici, come anticipato non mancano alcuni passaggi esposti sia nel versante settentrionale che meridionale di Monte Comune che saprà ricompensare lo sforzo ancor con l'energia derivante dagli stupefacenti panorami sui 2 Golfi, come quelli dell'interno, oltre al valore dei borghi di Arola e Santa Maria del Castello.

Panorama

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