I Bagni di Lavina Bianca e la “segheria veneziana”

Le Dolomiti, anche in Alto Adige e in Trentino, sono piene di segherie “veneziane”. In tutte le Alpi orientali, infatti, sono stati per secoli indicati in questo modo gli impianti per il taglio del legname azionati dalla forza dell’acqua.


Ai Bagni di Lavina Bianca (Weisslahnbad in tedesco) in valle di Tires e ai piedi dei ripidi versanti del Catinaccio e dello Sciliar, la segheria Steger Säge, annessa alla malga Tschamin, ha alle spalle quattro secoli di storia, dato che è stata citata per la prima volta nel 1598. La struttura, dopo qualche decennio di abbandono, è stata ristrutturata, ed è oggi un interessante centro visite del parco naturale SciliarCatinaccio.


Gli interventi di recupero hanno consentito il ripristino della vecchia segheria, che testimonia del lavoro di generazioni di montanari. Delle stazioni interattive forniscono informazioni sulla lavorazione del legno, gli uccelli, i mammiferi e la flora del parco. Il piano superiore dell’edificio in cui abitava il segantino, l’addetto al funzionamento dell’impianto, ospita una sezione dedicata alla geologia.


Dalla primavera all’autunno, ogni mercoledì, è possibile assistere al funzionamento della “segheria veneziana”. Su prenotazione, l’impianto viene messo in funzione anche in altri momenti per gruppi e scolaresche.


Ma l’acqua, in valle di Tires, è stata a lungo utilizzata anche per il benessere. Nella valle di Lavina Bianca, nominata per la prima volta in un documento del 1779, le sorgenti di acqua termale sono state utilizzate dall’antichità. All’interno di alcuni edifici di legno, delle semplici vasche da bagno in muratura, o scavate nella pietra, venivano riempite con acqua riscaldata sul fuoco. Sembra che alla fine del Settecento si sia verificato un grave incendio.


Nel 1811 Johann André Knollseisen, sindaco di Tires, fece costruire un piccolo albergo termale in legno e pietra, che poi, grazie a successivi ampliamenti, si è trasformato nell’elegante struttura di oggi.
Grazie a Knollseisen fu costruita anche la vecchia strada di Tires, che permetteva agli ospiti di raggiungere senza problemi le terme.


Le vasche di legno, per non far raffreddare l’acqua, venivano coperte con un’asse su cui veniva stesa una coperta, lasciando visibile la sola testa del bagnante. Sull’asse si poneva un boccale di vino, poiché spesso i bagni duravano ore. Gli ospiti potevano cuocere i loro cibi suun fornello, ma dovevano procurarsi da soli la legna.


Già nel 1828, una guida alle terme dell’Alto Adige sottolineava che le acque di Lavina Bianca erano utili per la cura di artriti, anemie, gastriti, malattie addominali, della respirazione e del sistema nervoso.


Le terme di Tires cambiarono spesso proprietario, e dopo la prima guerra mondiale passarono al comune.


Fin dall’Ottocento, grazie alla vicinanza a Bolzano e al fondovalle dell’Adige, Tires e i Bagni di Lavina Bianca sono stati utilizzati come base di partenza da escursionisti e alpinisti diretti verso i passi e le vette dello Sciliar e del Catinaccio.


Oggi i sentieri segnati che salgono verso i rifugi Bolzano, Alpe di Tires e Bergamo (la storica Grasleitenhütte, costruita nel 1887 dalla sezione di Lipsia del DÖAV e assegnata dopo il 1918 alla sezione di Bergamo del CAI) sono ancora frequentati, ma sono piuttosto faticosi per i gusti dei camminatori moderni.


Si raggiunge con un itinerario più agevole il rifugio Monte Cavone (Tschafonhütte in tedesco) che sorge a 1733 metri di quota, tra magnifici boschi, nei pressi del monte Balzo (Völsegg Spitze). Il percorso segnato che lo raggiunge dai Bagni di Lavina Bianca utilizza una strada sterrata a mezza costa, supera la malga Wuhn e il suo terrazzo erboso.


Nell’ultimo tratto si può scegliere tra la strada sterrata e un sentiero più ripido. Oltre le rocce della Tschafonwande si raggiunge il rifugio.


L’itinerario richiede un’ora e mezza per la salita e un’ora per la discesa

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