Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, primo parco nazionale istituito in Italia.

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, primo parco nazionale istituito in Italia, abbraccia un vasto territorio di alte montagne, fra gli 800 metri dei fondovalle e i 4.061 metri della vetta del Gran Paradiso.

Boschi di larici e abeti, vaste praterie alpine, rocce e ghiacciai costituiscono lo scenario ideale per la vita di una fauna ricca e varia e per una visita alla scoperta del meraviglioso mondo dell'alta montagna.

Il Gran Paradiso (in francese, Grand Paradis) (4.061 m s.l.m.) è una montagna delle Alpi Graie e la principale del massiccio omonimo. La vetta è totalmente in Valle d'Aosta anche se la sezione meridionale del suo massiccio arriva sino in Piemonte.

La vetta è al confine fra i comuni di Cogne e Valsavarenche ed è l'unica cima completamente italiana che supera i 4.000 metri.

Dai fianchi della montagna scendono diversi ghiacciai: dal versante occidentale verso la Valsavarenche scendono il Ghiacciaio del Gran Paradiso ed il Ghiacciaio del Laveciau; nel versante orientale verso la Val di Cogne scende il Ghiacciaio della Tribolazione.


Gli ambienti del parco
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Il Parco nazionale Gran Paradiso protegge un'area caratterizzata da un ambiente di tipo prevalentemente alpino. Le montagne del gruppo sono state in passato incise e modellate da grandi ghiacciai e dai torrenti fino a creare le attuali vallate.

Nei boschi dei fondovalle gli alberi più frequenti sono i larici, misti agli abeti rossi, pini cembri e più raramente all'abete bianco.

A mano a mano che si sale lungo i versanti gli alberi lasciano lo spazio ai vasti pascoli alpini, ricchi di fiori nella tarda primavera. Salendo ancora e fino ai 4061 metri del Gran Paradiso sono le rocce e i ghiacciai che caratterizzano il paesaggio.

Storia.


Le vicende del Parco nazionale del Gran Paradiso sono indissolubilmente legate alla protezione dello stambecco. Già nel 1856 il re Vittorio Emanuele II aveva dichiarato Riserva Reale di Caccia queste montagne salvando in questo modo dall'estinzione lo stambecco che in quegli anni aveva ridotto la sua popolazione a livelli allarmanti.

Il re aveva poi formato un corpo di guardie specializzate e fatto costruire sentieri e mulattiere che ancora oggi costituiscono la migliore ossatura viaria per la protezione della fauna da parte dei guardaparco e formano il nucleo dei sentieri escursionistici.

Nel 1919 il re Vittorio Emanuele III si dichiarò disposto a regalare allo Stato italiano i 2100 ettari della riserva di caccia, purché vi creasse un parco nazionale. Il 3 dicembre 1922 veniva istituito il Parco nazionale del Gran Paradiso, il primo parco nazionale italiano. L'area protetta fu gestita fino al 1934 da una commissione dotata di autonomia amministrativa.

Furono anni positivi per il parco: gli stambecchi aumentarono considerevolmente di numero e vennero ripristinati i 340 chilometri di mulattiere reali. Negli stessi anni però si verificò un arretramento dei confini originari e si realizzarono le grandi opere idroelettriche in Valle Orco.

Gli anni successivi, durante i quali l'area protetta fu gestita direttamente del Ministero dell'agricoltura e foreste, furono i più bui: il licenziamento delle guardie locali, lo svolgersi di manovre militari all'interno del parco e il verificarsi della seconda guerra mondiale fecero precipitare la popolazione di stambecchi ai soli 416 capi del 1945. Fu grazie alla tenacia e all'impegno del Commissario Straordinario Renzo Videsott se le sorti del parco si risollevarono e lo stambecco si salvò dall'estinzione: l'area protetta infatti, grazie al decreto De Nicola, venne definitivamente affidata alla gestione di un ente autonomo il 5 agosto 1947.

Gli anni sessanta e settanta furono anni di grandi conflitti e di incomprensioni tra il parco e le popolazioni locali, che si ritenevano eccessivamente vincolate dall'area protetta. Poi, più recentemente, si è iniziato a capire che il parco poteva essere anche un'occasione di rilancio e di sviluppo per l'economia delle vallate e, oggi, enti locali e parco collaborano a stretto contatto per numerosi progetti.

Il Gran Paradiso intanto ha avviato una stretta e proficua collaborazione con il vicino parco francese della Vanoise nel tentativo di costruire una grande area protetta europea.

Il Parco ha avuto, fin dal dopoguerra, particolare attenzione nei confronti della ricerca scientifica. A partire dagli anni cinquanta, compaiono infatti i primi studi pubblicati nella Collana scientifica dell'Ente, per lo più effettuati da ricercatori dell'Ateneo torinese. Sono indagini sulla fauna, sulla fisiologia del letargo della marmotta, sulla storia geologica dello stambecco, sulle abitudini alimentari della volpe e sulla flora presente nell'area protetta. Particolarmente ricche sono le ricerche pubblicate sull'anatomia e sulla patologia dello stambecco e del camoscio, per certo dovute all'influenza dell'allora direttore Renzo Videsott, veterinario e libero docente presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino.

In quei tempi il Parco non aveva risorse per finanziare ricerche specifiche, tuttavia investiva nella pubblicazione delle ricerche effettuate in modo da determinare la nascita di una collana scientifica che, oggi, idealmente, prosegue con le pubblicazioni collegate a IBEX-Journal of Mountain Ecology. In anni più recenti il Parco ha potuto investire in modo cospicuo nel finanziamento della ricerca scientifica, nonostante le esigue risorse disponibili, offrendo la possibilità a ricercatori, nazionali e internazionali, di produrre importanti contributi alla conoscenza dell'eco-etologia di molte specie protette (stambecco, camoscio, marmotta, gracchio alpino, piccoli mammiferi, carabidi, ecc.).

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Come arrivare.


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    In auto
  • Per il versante piemontese del parco: da Torino si percorre la SS 460 della Valle Orco, svoltando sulla destra a Pont Canavese per la Val Soana o proseguendo fino a Ceresole Reale; - da Ivrea (raccordo autostradale Milano) si segue la SS 565 di Castellamonte che si innesta sulla SS 460 a Rivarolo Canavese. IMPORTANTE: a causa di strettoie e per la presenza di tornanti lungo la Valle Orco, gli autopullman turistici privati possono essere lunghi fino ad un massimo di 12 metri (con autisti esperti) e devono essere dotati di sollevatore funzionante. 
La SP 50 per il Colle del Nivolet è chiusa al traffico dal 15/10/2010 al 15/05/2011, per informazioni sulla riapertura visitare il sito della Provincia di Torino
  • Per il versante valdostano si percorre l'autostrada A5, uscendo al casello di Aosta-ovest e seguendo le indicazioni per le valli di Cogne, Savarenche e Rhêmes.
  • In treno
  • Il versante piemontese del Parco si raggiunge dalle stazioni ferroviarie di Torino, Ivrea e Pont Canavese con mezzi pubblici.
  • Il versante valdostano del Parco si raggiunge dalla stazione ferroviaria di Aosta con mezzi pubblici.
  • Per informazioni su orari e tragitti dei treni: Trenitalia In autobus
  • Le valli piemontesi del Parco sono servite dalle linee GTT tel. 800-019152.
  • Le valli valdostane del Parco sono servite dalle linee SAVDA tel. 0165-361244.
  • In aereo
  • Il Parco è servito dagli aereoporti di Torino e Aosta.



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Gran Paradiso from Ivo Magliola on Vimeo.
 
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