Roccalbegna e il suo "sasso" altissimo scoglio caratterizzato da pareti levigate che lo fanno simile ad una torre.

roccalbegna03roccalbegna_mapRoccalbegna (GR) si trova nell'alta valle dell'Albegna, ai piedi delle ultime propagini del complesso del monte Amiata. La sua posizione è alquanto singolare trovandosi su un pianoro situato tra due rupi a strapiombo sfruttate nei secoli a scopi difensivi.

Il paese è di origini medievali: lo si ritrova in un privilegio dell'imperatore Ottone IV in favore dell'abbazia del Monte Amiata stipulato nel 1210. Nel secolo XIII fu un possedimento della famiglia Aldobrandeschi che dominava sulla gran parte dei castelli di queste terre. Nei primi decenni del XIII secolo il castello era però sotto la signoria di una famiglia locale, quella di Ranieri di Ugolino di Roccalbegna, i cui discendenti, tra il 1293 e il 1296, furono costretti a cedere i loro diritti al comune di Siena.

Roccalbegna nasce nella parte meridionale del monte Labbro e domina l’intera valle dell’Amiata. Il paese è dominato da uno scoglio altissimo caratterizzato da pareti levigate che lo fanno simile ad una torre. Sulla cima di questo scoglio, comunemente chiamato “Sasso”, spicca una fortezza.

A riguardo di questo particolare scoglio, è indicativo il detto popolare: "Se il sasso scrocca, addio alla rocca."

I senesi ampliarono le fortificazioni e dotarono il borgo di una cinta muraria a filaretto dotata di torri rompitratta. Durante il dominio senese Roccalbegna subì assalti e incursioni da parte degli Aldobrandeschi, come nel 1331, quando le masnade del conte Andrea di Santa Fiora saccheggiarono l'abitato. Il paese rimase nonostante il periodo travagliato rimase sotto l'influenza della repubblica senese fino alla metà del Cinquecento quando quest'ultima capitolò a Firenze. Fu cosimo I dei Medici a cedere Roccalbegna in feudo al cardinale Antonio Sforza e ai discendenti della famiglia Sforza-Cesarini di Santa Fiora. Nel 1646, dopo essere tornata in possedimento granducale, passò alla famiglia senese dei Bichi-Ruspoli, rimanendo sotto il loro controllo fino al tardo Settecento quando divenne un comune del Granducato di Toscana.

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Nel paese meritano una visita la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, edificata in epoca medievale, che conserva al suo interno pregevoli opere d'arte di vari periodi. Unico e insolita è la posizione dell'architrave del portale fortemente inclinata a destra a causa di uno sprofondamento del terreno. Nelle vicinanze si trova l'Oratorio del Santissimo Crocifisso con bel campanile a vela che oggio ospita il Museo di Roccalbegna. A sud è ancora ben conservata la porta della maremma e subito fuori di essa si trova la quattrocentesca Chiesa della Madonna del Soccorso.

Il paese conserva anche alcuni edifici civili tra cui il Palazzo Bichi-Ruspoli che si presenta in bugnato e i resti murari del sistema difensivo di cui sono ancora visibili una porta, tratti di mura e alcune torri. Ma la caratteristica peculiare di Roccalbegna sono i due spuntoni di roccia che lo sovrastano. Sul più elevato, detto comunemente dagli abitanti "il sasso" si trova un cassero usato essenzialmente come punto di vedetta, probabilmente costruito agli inizi del XIII secolo dai conti Aldobrandeschi. La posizione a nido d'aquila conferisce fascino a questo fortilizio che dal punto di vista militare rivestì scarsa importanza. Il "sasso" nei secoli ha destato preoccupazione neeli abitanti del paese a causa di problemi di stabilità e distacchi di roccia che per la posizione piombavano sulle case sottostanti. Un detto popolare infatti recita: se il Sasso scrocca addio la Rocca.

All'inizio del XV secolo, a causa della perdita della sua importanza strategica, la fortificazione, allora di proprietà dello Stato senese, fu lasciato in abbandono. Sull'altro spuntone roccioso sorgeva un cassero costruito dai senesi di cui oggi sono visitabili i resti oggi adibito a giardino pubblico.
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