Escursionismo in Campania: Anello Acqua Palomba, Cascate Acquaserta, Monte Toppola Grande, Acqua Tufarola da Acqua del Litto/Mugnano del Cardinale (AV)

Anello escursionistico di tipo naturalistico che esalta la bellezza delle cascate del luogo e che testimonia al contempo lo stato selvaggio del luogo, condizionato dalla dirompenza della natura, in particolare dal passaggio del torrente Rio Secco che ha condizionato anche l'esistenza del CAI 242 che non è affatto percorribile in quanto cancellato da frane e da presunte alluvioni, in particolar modo nel tratto che collega Fonte Palomba con Ponte Acquaserta, determinando condizioni di intrinseca pericolosità.
In correlazione alla premessa, percorsi sentieri ufficiali (CAI 241, 240 [quel che ne rimane], e 215) ed altri non ufficiali (sentierini che permettono di avvicinarsi alle cascate, il tratto di collegamento fra Acqua del Litto ed Acqua Palomba e quest'ultimo tratto con il 241), effettivamente lo stato di molti sentieri verso versa nell'incuria e nella probabile scarsa frequentazione nel tempo che ha caratterizzato la scomparsa di interi sentieri (il 240 non è individuabile in alcuna "bandierina polacca", unico segno distintivo potrebbero essere considerati i nastri bianco e rossi legati a rami o tronchi che sono compatibili con la traccia di sentiero delineata sulle mappe ufficiali).

In particolare è opportuno segnalare che il tratto del CAI 241, al km 3,9, non prosegue andando a guadagnare quota fra crinale e mezza costa del versante meridionale di Toppola Grande, ma segue una freccia di colore giallo che conduce prima ad una salita e poi ad una discesa che incrocia per almeno 3 volte il guado (non appartenente alla cascata Acquaserta) di un ramo che alimenta il Rio Secco: le mappe elettroniche riportano l'eliminazione di tale tratto che avrebbe collegato il prosieguo del km 4,9 che si raggiunge attraverso un semplice movimento a zig-zag. Quat'ultimo movimento può essere considerato un aggiornamento della traccia
https://loc.wiki/t/219795739?wa=sc che è una base di appoggio per la percorrenza dell'intero 241 (ivi compreso il sentiero che conduce alla Grotta Cafurt) e del quale si aggiorna anche la discesa attraverso il CAI 215, sentiero che resta nella località Viziale in condizioni di incuria, parziale impervietà e sovente invaso da interi alberi e rami che ne limitano la percorrenza, così come nuovi fusti e rovi che ostacolano l'incedere su quello che dovrebbe essere il suo naturale prosieguo.
Fatte importanti anticipazioni, la valutazione complessiva dell'anello suggerisce grande senso di responsabilità nella sua percorrenza in quanto le attuali condizioni orografiche ed alcune anche di natura ontologica lo riservano ad escursionisti ALLENATI, ESPERTI, CON GRANDE SENSO DI ORIENTAMENTO, SANGUE FREDDO e soprattutto ad una consona previsione meteorologica: non soltanto è opportuno che non ci siano precipitazioni nella giornata, ma è indispensabile che tali fenomeni non abbiano avuto una determinata persistenza in quanto il terreno diviene facilmente fangoso e sdrucciolevole, non mancano passaggi esposti di vario livello, così come le condizioni di fondo impervio si rivelano con difficoltà variabile nella maggioranza degli spostamenti.
Il senso di orientamento e la capacità di consultare mappe cartacee e/o elettroniche è un'altra dote da possedere almeno come base, in quanto la lettura sul campo del terreno e di interpretare le curve di livello potrebbe essere ancor più indispensabile nella prevenzione dei pericoli.
La partenza avviene dalla Fonte Acqua del Litto, raggiungibile in auto (non necessariamente un fuoristrada o 4x4, seppur l'asfalto versi in alcuni punti in condizioni accidentate), punto riconoscibile anche grazie alla presenza di altalene ed una presa d'acqua che riporta la cartellonistica dei sentieri che fanno stretto riferimento al comprensorio di riferimento. Si intraprende una carrareccia che si dirama in direzione opposta alla fonte, attraversando varie proprietà private delimitate da reti per quasi tutta l'estensione, quasi a ridosso del fontanile di Acqua Palomba-

Giunti in prossimità della grossa vasca di raccolta di acqua, viste varie tracce a terra ben evidenti e qualcuna anche accompagnata da segni CAI ben visibili sui querceti spogli, subentra una sensazione di dubbio su quale possa essere la direzione da intraprendere, in quanto ciò che è identificabile rientrerebbe nel "disastrato" CAI 242, mentre la traccia da seguire è un collegamento che nessuna cartina ufficiale riporta nel novero del CAI (in particolare, quella del Partenio neanche è presente),.

Pertanto se inizialmente si seguono i segni CAI, ci si sposta in pochi metri sulla parte di sinistra per iniziare una moderata discesa su un'evidente sentiero che supera una sorta di "stipiti laterali" costituiti da rovi che appaiono nettamente sfalciati per giungere al km 1,9 ad un'obbligata svolta a dx su un'ampia carrareccia che confligge con ciò che è riportato sulla mappa elettronica; al di sotto si sente lo sciabordio di un corso d'acqua che corrisponde a Rio Secco che scorre su una forra profonda almeno 10-15 m che suggerisce la direzione da seguire e sul perché ci sia una variazione così importante...
Al km 2 appare l'irregolarità del fondo, testimoniando come tale territorio sia stato sicuramente colpito da inondazioni (detriti, frane, rami e tronchi spezzati, sassi e roccette sparsi ovunque): si prosegue ancora secondo la direzione che sembra più evidente per sterzare a sx e andare ad incrociare il guado, iniziando una discesa insidiosa per ripidità e tenuta del terreno: un grosso fusto con segno CAI fa spartiacque fra quello che doveva essere un tratto sentiero (a dx, presenti vestiglia di pioli) e a sx un sentiero che sembra meno accidentato ma da attraversare comunque con ausilio di bastoncini e prudenza (km 2,1).
Si va verso il basso e si incrocia per una prima volta il fiume e ci si guarda attorno cogliendo le asimmetrie del terreno che a causa dell'azione idrica ha letteralmente cambiato profilo, il movimento è compiuto verso la sx ed in questo passaggio non vi è particolare difficoltà e su una roccetta muschiata compare un evidente segno CAI; per 50-60 m si prosegue in maniera regolare, sino ad incontrare un altro passaggio (stavolta più largo) sul fiume, che incanta con una cascatella al km 2,26, che andrà guadato nel punto più comodo a seconda della piena: il punto di attacco sulla sponda opposta è evidente ed ancora una volta guidatao da segni CAI che conducono su una salita più irta e resa più difficile dalla consistenza del fondo che si riduce anche ad una stretta lingua di terra. Si prosegue in salita sino a compiere una svolta repentina al km 2,4, a dx, ampiamente segnalata da addirittura 3 segni CAI ravvicinati su una pietra piatta, uno su un altro sasso più consistente per proseguire ad inerpicarsi sulla mezza costa di Toppola Grande che riserva alla vista una perpetua situazione di sfasciume di massi, rami, alberi spezzati, pietre e terreno franato per buoni 600 m, in una risalita che avviene su punti modicamente esposti in alcuni tratti di percorrenza che risalgono anche qualche occasionale costone roccioso (leggere anche la traccia allegata, in merito); il forte gorgoglio dell'acqua è un segnale conduttore nell'attirare verso qualche cascata, andando a percorrere brevi tratti di tracce che esulano dal sentiero ufficiale ma che regalano grandi emozioni già con la cascata I di Rio Secco (km 3,1) che appare nella sua piena intensità in questo cammino che avvicina alle sorgenti. Dopo circa 100 m si aggira il Vallone Acquaserta (in uno dei suoi più grossi impluvi) con segno CAI su una parete rocciosa) proseguendo su un sentiero che con il passare dei metri diviene meno accidentato e si avvicina alla risalita di mezza costa di Toppola Grande: poco prima di iniziare una curva che va verso sx si apprezza un notevole scroscio di acqua ben più potente di tutti quelli incontratri, pertanto ci si dirige al km 3,6 su una lingua di terreno che è preceduta da uno scalino rudimentale, iniziando prima a sormontare Rio Secco con passaggi ristretti, scivolosi e con appigli occasionali offerti dalla vegetazione, movimento è opportuno affrontare con la dovuta prudenza dato che il terreno (terra umida, n.b.) decorre parallelamente alla forra di Rio Secco e c'è un discreto richio di poter scivolare soprattutto dopo tante giornate di pioggia; il passaggio più critico avviene nel momento in cui tale fazzzoletto ristretto di terra scende ad U per andare ad affiancare la forra (che svela una cascata dalle enormi dimensioni) per compiere un'ultima risalita che regala una prospettiva frontale e diretta con la copiosa ed impetuosa cascata che crea un ambiente simile ad una pioggerella già a diversi metri di distanza. L'emozione di ritrovarsi innanzi ad un evento naturale dalla portata ingente (altezza stimata di circa 25-26 m) è indescrivibile ed i minuti di contemplazione scorrono senza una reale percezione del tempo mentre le pupille scrutano il salto compiuto dall'acqua dalla parte più alta della gola alle scanalature orizzontale che precedono la pozza di raccolta da cui ruscellano le acque nel prosieguo di forra che è molto vicino ai piedi. Si ritorna indietro per pochi metri e si completa la salita che impone una svolta a dx, al km 4,1, accanto ad una parete rocciosa, in quanto la traccia del 241 sembrerebbe essere interessata da frane o comunque fenomeni che hanno portato la cartografia elettronica ad abrogarla e a preferire una via più bassa (descritta nella traccia allegata) che incrocia più volte Rio Secco (almeno 3 volte è necessario guadare) e varie cascate di dimensioni variabili, sino ad incrociare alcuni segni CAI a partire dal km 4,6 che indirizzano ad un'ampia carrareccia che con una serie di tornanti riporta a quello che cartograficamente dovrebbe essere il CAI 241 che prosegue in maniera abbastanza netta e chiara sino al bivio con la discesa per Valle Fredda, successivamente la traccia diviene debole ed un possibile riferimento per tenerla è un agrifoglio che si incontra al km 5,5. Si sale su quello che è inizio del crinale, iniziando ad intravedere le prime roccette al km 5,7, condizione che testimonia l'assenza di quello che fu il CAI 240 che allo stato attuale è possibile seguire attraverso la presenza di occasionali nastri avvolti a tronchi e/o grossi rami e movimenti dettati più dall'intuito e dalla visione del terreno: la risalita che si compie per Toppola Grande dal suo versante S-SE può essere definita come una prova "spacca-gambe" in alcuni passaggi, di infilarsi fra rami spagli e qualche arbusto talvolta spinoso e di risalire alcune roccette presenti tanto per la possibile costituzione di rudimentali vestigia di cinte murarie (probabilmente di origine pastorale), in generale una prima parte costituita da prati di crinali con vari alberi (soprattutto faggi) e successivamente una cresta il cui calpestio si restringe per le curvature ontologiche che interessano tale punto di salita, mentre la prima parte si può definire una netta demarcazione dal versante O del Tuppetiello. Al km 6 si incontra un importante riferimento come una sorta di muratura a secco costituita da una serie di pietre, facilmente superabili, successivamente una serie di rocce e roccette affioranti dal terreno con un progressivo rinvigorimento del bosco anche con faggi presumibilmente centenari e/o secolari. In 500 m si guadagnano circa 150- 160 m di dislivello spostandosi in direzione NO, in maniera compatibile con la traccia cartografica che sembra pienamente ripercorsa: a tale distanza si apprezza un bel panorama voltando le proprie spalle, dato che appare in tutta la sua maestosità la cresta dei Monti di Avella che è pienamente riconoscibile dal ripetitore inutilizzato di Toppa Riviezzo sino all'Acerone che svetta su tutte le altre cime; più distanti si riconoscono le due cime di Monte Vergine.
La veduta è la giusta iniezione di energia che consente di completare i rimanenti 600 m di cammino, sino ad individuare un sipario che purtroppo è coperto in maniera consistente da un velo foschia, scrutando l'orizzonte dalla croce che proietta anzitutto sui sottostanti Monte Morricone, Cappello del Vavero e Il Castello accompagnati dai paesi di valle come Sirignano, Quadrelle e Mugnano del Cardinale, puntando più lontano si nota il complesso dei Monti di Sarno e più a nord il Vesuvio, lasciando la parte S ai monti lattari che si distinguono grazie alla particolare forma di Monte Sant'Angelo ai Tre Pizzi.

Ci si muove su prati sommitali cui non mancano cardi spinosi e qualche rovo (attenzione soprattutto nel periodo primaverile ed estivo) per raggiungere la croce interna (che riporta la bandiera con il CAI 240) che appare bianca e dalle estremità rosse, oltre che fissata a terra attraverso una barriera di sassi sovrapposti fra loro. Concessa una pausa dopo un'ascesa impegnativa fisicamente, si scende adottando il medesimo criterio dell'andata, ossia orientandosi attraverso lettura del terreno, esperienza, istinto e qualche occasionale nastro per ritornare a ridosso di Rio Secco, in particolare per effettuare una svolta a sx ed guadare il fiume dopo averlo costeggiato per un po' svoltando a sx; al km 8,9, aiutati da un segno di colore azzurro su un fusto di faggio si attraversa il fiume in una delle parti meno interessate dalla piena (si nota alla distanza anche un grosso pneumatico presente sul fiume), finendo di fatto su un largo sentiero dalla sponda opposta che con un andamento lineare ed abbastanza comodo conduce al di sopra della vasca di raccolta di Fontana Tufarola che al km 9,2 rappresenta un'importante occasione di rifocillamento di acqua.
Si segue in salita fra una serie di rocce il CAI 241 raggiungendo Rifugio Valle Fredda, situato in un'ampia piana che può essere ingannevole per la grande serie di sentieri che appaiono oltre a quelli ufficiali indicati con segnavia (fra cui Campo Maggiore): superando dopo un po' di metri la prima svolta a dx, si imbocca una larga carrareccia alla seconda occasione, disegnando una piccola curva a gomito che procede linearmente sino ad un punto panoramico al 10,4 km che è esterno al sentiero di bosco percorso senza alcuna difficoltà di sorta: qui si incontra un insieme di segnavia con palesi segni di sbiadimento che riportano il CAI 242 (da varie testimonianze sembra che oltre che a scendere a picco in maniera impervia, il percorso sia completamente perso) sino ad Acqua Palomba (Ponte Acquaserta) ed il CAI 215 sino ad Acqua del Litto.

Entrambe le direzioni sono incerte già a partire dall'attacco in un prato caratterizzato da sassi e dalla veduta sui monti minori circostanti (Cucuruzzo, Il Castello, Morricone e Cappello del Vavero), tuttavia si deve compiere una netta svolta a sinistra, scendere un gradino rudimentali di roccette per infrattarsi nuovamente nel bosco che apparirà attraverso segni CAI dai colori smorti la via giusta da seguire, nonostante una condizione a dir poco disastrosa a causa soprattutto di alberi caduti, rami spezzati ed in alcuni casi si aggiunge anche fondo franato e dissestato: i passaggi dal km 10,5 per circa 200-250 m appaiono come i più difficoltosi per riprendere successivamente una linearità disattesa in vari passaggi, in particolare al km 11 per circa 200 m.
Tuttavia, la via di ritorno per Acqua del Litto appare evidente anche da una parte di carcassa di una Fiat 126 gialla al km 11,7 per chiudere un'escursione avventurosa e selvaggia, ricca di punti interesse ma che mette alla luce anche un profondo stato di incuria di un circuito probabilmente negletto anche per la mancanza di conoscenza di quanto fascino abbia il comprensorio di Toppola Grande: fatta tale premessa, non si può pensare di intraprendere senza adeguata esperienza ed almeno gli accorgimenti di base tale escursione, fermo restando la piena assunzione di responsabilità personale scevra dal sopravvalutare le proprie capacità.

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