Le Dolomiti: Ötzi e il suo museo


 

Ignoriamo il suo nome, il suo mestiere, il punto di partenza e la destinazione finale del suo viaggio. Sappiamo che aveva con sé un pugnale di selce e un’ascia di rame, un amuleto di pietra, un arco, una faretra con quattordici frecce, uno zaino di corteccia contenente del carbone e un pezzo di carne secca di stambecco.

 

Sappiamo che vestiva di pelli, e che le sue scarpe erano imbottite d’erba secca. Che aveva più o meno trent’anni, e che morì circa cinquemila anni fa traversando un valico alpino oltre i 3000 metri di quota. A ucciderlo, oltre al freddo e al maltempo, furono un trauma cranico e una freccia, durante uno scontro che possiamo solo immaginare.

 

Con il suo rudimentale zaino, i suoi goffi vestiti, i suoi strumenti, il viandante percorreva una strada che sarebbe rimasta importante per millenni. Quella che collegava la Pianura Padana all’Europa settentrionale attraverso la valle dell’Adige, la val Senales, la Ötztal e la valle dell’Inn.

Scoperta nel 1991 sul Giogo di Tisa, a poca distanza dal confine tra Italia e Austria dagli alpinisti tedeschi Erika e Helmut Simon, studiata pochi giorni dopo da Reinhold Messner, la mummia è stata scambiata all’inizio per il corpo di un escursionista moderno, e solo più tardi riconosciuta come uno straordinario reperto del passato. Oggi è conservata nel museo archeologico dell’Alto Adige, a Bolzano.

 

Austriaci e tedeschi la conoscono come Ötzi, un nome che deriva dalla Ötztal, la valle tirolese da cui quel viaggiatore proveniva, o verso la quale era diretto. In Italia, invece, si parla e si scrive dell’Uomo del Similaun, facendo riferimento alla cima di roccia e ghiaccio che sorveglia la zona del ritrovamento.

 

La ricostruzione di Ötzi nel museo di Bolzano.

 

In val Senales, il luogo del ritrovamento, gli itinerari che conducono al Giogo di Tisa sono lunghi e impegnativi. Il più seguito sale dai 1711 metri di Vernago, in val Senales, fino ai 3039 del rifugio Similaun, e prosegue su un crinale dov’è bene avere la piccozza e i ramponi. Il più bello, che inizia dall’arrivo della funivia di Maso Corto, è meno faticoso ma si svolge su terreno alpinistico, con passaggi attrezzati su roccia e un piccolo ghiacciaio.

 

L’interesse destato da Ötzi si riversa sul museo archeologico dell’Alto Adige, nel centro storico di Bolzano, che merita senz’altro una visita. La mummia viene conservata in una cella refrigerata e sterile, a una temperatura di -6° e un’umidità relativa che sfiora il 100%, le condizioni ambientali dell’interno di un ghiacciaio. I visitatori possono osservare la mummia attraverso un oblò.

 

Ma se la mummia offre uno spettacolo macabro, il corredo dell’uomo venuto dal ghiaccio consente di affacciarsi su un mondo e una cultura straordinari. Osservare gli oggetti che l’uomo aveva con sé – il pugnale, l’ascia, l’arco e le frecce, lo zaino – e gli indumenti, costruiti con materiali che a noi sembrano insignificanti, ci spiega che gli uomini dell’Età del Rame erano in grado di sfruttare in maniera straordinaria le fibre vegetali e gli altri materiali in loro possesso. Al piano superiore del museo, una ricostruzione di Ötzi com’era in vita consente ai visitatori di scattare un selfie con un uomo vissuto cinquanta secoli fa.

 

Museo archeologico dell’Alto Adige 0471.320100, www.iceman.it, Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano 0471.307000, www.bolzano-bozen.it

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