Escursionismo in Liguria: Monesi, Monte Saccarello e Monte Frontè, in inverno con le ciaspole.

L'itinerario proposto si presta moltissimo in inverno per un'escursione con le ciaspole.

Attenzione: con particolari condizioni di neve dura potrebbero rendersi necessari i ramponi.

Si parte dal piazzale sotto la stazione della seggiovia (1376) e si segue fedelmente la rotabile ex-militare Monesi–Colle di Tenda che sale dapprima a tornanti sotto la seggiovia e poi piega decisamente ad occidente verso il vallone del Rio Bavera. Dopo aver passato il confine tra le province di Imperia e di Cuneo (1650, cartello stradale), si incrocia lo skilift Plateau poco sopra la sua partenza e si attraversa il muro terminale della pista da sci.

Poco dopo ci si immette su una seconda pista, meno ripida della precedente, e la si segue lasciando a destra la strada che sale al Passo Tanarello. Questa pista si ricongiunge con la precedente all’uscita dai larici, con la grande statua del Redentore ormai in bella vista. Con faticosa salita si raggiunge il Redentore (2164) ed in breve, per cresta, la vetta del Saccarello (2200).

Al ritorno si consiglia di fare un anello passando per il bel Rifugio Sanremo (2078). Per raggiungerlo si cammina sempre sul fianco nord del crinale appena sotto il filo di cresta, facendo ben attenzione alle cornici e soprattutto ai buchi nella neve che talvolta si vengono a creare in corrispondenza di rocce o di arbusti sepolti.

Dal rifugio si scende verso est lungo un evidente canalone (molto frequentato anche dagli sciatori fuoripista) che sbocca nel grande vallone dominato dal Frontè. Prima di raggiungere il fondo del vallone si piega a sinistra ed in breve si raggiunge a mezzacosta la Margheria Panizzi. Da qui, lungo le piste da sci, si torna infine al parcheggio della seggiovia.

MONESI (1376) - MONTE SACCARELLO (2200) – Invernale con le ciaspole
Tempo di salita: ore 3.15
Tempo totale: ore 6
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Si parte dal piazzale sotto la stazione della seggiovia (1376) e si sale tagliando i tornanti della rotabile ex-militare Monesi–Colle di Tenda. A quota 1550 mt circa, nel punto in cui la strada piega decisamente verso occidente, la si abbandona (fino a qui si può salire anche in auto) per imboccare sulla sinistra una mulattiera sterrata che sale al ripiano pascolivo della Margheria Panizzi (1656). Da qui una traccia prosegue a mezzacosta passando per la Margheria di Tanarello Sottana (1736) e per quella Soprana (1816). Infine rimonta la testata del vallone sbucando sul crinale di spartiacque al Passo di Garlenda (2021). Qui si incontra il tracciato dell'Alta Via dei Monti Liguri (segnavia ) e lo si percorre in direzione ovest. Dopo essere transitati per il Rifugio Sanremo (2078) e sotto la grande statua del Redentore (2164), si sale in vetta al Monte Saccarello (2200).
Al ritorno, dopo essere tornati al Passo di Garlenda, si prosegue fino al Monte Frontè (2153). La cima puo' essere raggiunta direttamente per cresta, oppure aggirandola per il Passo Frontè (2090): in questo caso occorre seguire la mulattiera di mezzacosta fino al passo (Alta Via) e da qui in breve si sale in vetta.
Dal Passo di Garlenda la discesa su Monesi avviene lungo lo stesso sentiero percorso all'andata.
MONESI (1310) - MONTE SACCARELLO (2200) - MONTE FRONTE' (2153)
Tempo di salita: ore 3 al Monte Saccarello + ore 1.15 al Monte Fronte'
Tempo totale: ore 6

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Dal Colle San Bernardo di Mendatica si imbocca il sentiero dell'Alta Via dei Monti Liguri (segnavia ) che si innalza a tornanti lungo la dorsale in direzione sud-ovest. Il tracciato si sposta successivamente nel versante settentrionale raggiungendo la Margheria Garlenda. Prima per prati e poi attraverso un fitto bosco, il sentiero riguadagna il crinale di spartiacque poco sotto la Cima Omo dell'Alpetta. Seguendo fedelmente la cresta si toccano in successione l'Omo dell'Alpetta (2034), la Cima Garlenda (2131) ed il Passo Frontè (2090). Dal passo si raggiunge in breve la Madonna in vetta al Monte
COLLE SAN BERNARDO DI MENDATICA (1262) - MONTE FRONTE' (2153)
Tempo di salita: ore 2.45
Tempo totale: ore 5

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Il Bric Mindino, l’Antoroto, il Pizzo d'Ormea, il Mongioie e il Bric di Conoia, la Cima delle Saline e la Cima Pian Ballaur si trovano su una catena delle Alpi Liguri che si innalza improvvisa dalla conca di Garessio per saldarsi a Punta Marguareis con la dorsale alpina proveniente da Ventimiglia. Questa catena è ben delimitata a sud dal profondo solco della Valle Tanaro che a Garessio piega verso ovest fino alle frazioni brigasche di Carnino e di Upega. A nord, invece, cinque dorsali parallele e perpendicolari ad essa digradano verso la pianura biforcandosi poi in altrettante dorsali separate tra loro dalle valli del Monregalese: Valle Mongia, Val Casotto, Valle Roburentello, Val Corsaglia, Val Maudagna, Valle Ellero, Valle del Lurisia e Valle Pesio. I versanti meridionali di questa catena delle Alpi sono rivolti alla Liguria e la Val Tanaro è vicina alla nostra regione per cultura e per storia tanto che liguri sono i dialetti che ancora vi si parlano. La Cima Bertrand e la Cima Missun si trovano a sud del Marguareis sul ramo della catena alpina che corre verso Ventimiglia e che entra in territorio ligure sulla vetta del Saccarello.

La Rocca dell'Abisso, prima cima delle Alpi Marittime, monta la guardia alla Valle Roia. Questa bellissima valle, lungamente contesa dai Savoia e dalla Repubblica di Genova, venne assegnata al Regno di Sardegna nel 1815 ed inglobata nella Contea di Nizza. Tipicamente liguri sono i paesi di Briga e di Tenda ed italiani i cognomi delle persone che ci vivono. Il percorso in cresta dal Colle di Tenda alla Rocca dell'Abisso ricalca il vero confine etnico e geografico della nostra regione.

I monti dell'Appennino Tosco-Emiliano tra il Passo del Cirone e il nodo orografico di Cima Belfiore (sul quale convergono i bacini della Magra, del Secchia e del Serchio) sono facilmente accessibili dallo spezzino e per storia e cultura sono anch'essi vicini alla nostra regione. La Nuda, l’Alpe di Succiso e il Casarola, il Sillara, il Losanna e il Bragalata, l'Orsaro e il Marmagna sono montagne appenniniche particolarmente elevate ed arcigne, sulle quali in inverno occorre prestare la massima attenzione.
 
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