In Offida ogni cosa torna al suo posto.
Il dirupo scende bianco e verticale, una parete calcarea sulla quale percola la luce mielata del pomeriggio offidano.
Una città che respira di una grandezza che pare appena passata: la popolazione attuale è poco più della metà di quella degli anni cinquanta.
Nel silenzio paludato delle strade del centro solo con qualche sforzo riesci a sentire gli strepiti dei ferri e le urla dei feriti che da queste parti erano quotidiane al tempo delle guerre: Ascoli contro Fermo, Guelfi contro Ghibellini si scannavano come vitelli dimentichi delle meraviglie attorno.
Un bicchiere di garrulo Pecorino – il bianco DOC di Offida – o di polpacciuto Rosso Piceno per comporre qualsiasi diatriba, magari alle tavole generose di questi luoghi.
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