Le Dolomiti: La chiesa dei Domenicani
La strada che passa per la valle dell’Adige, la valle dell’Isarco e il Brennero, da millenni, è una delle grandi arterie d’Europa. Nelle sue città, da secoli, le opere di artisti arrivati dal mondo germanico si affiancano ad altre di gusto italiano, ispirate a quelle dei migliori pittori e scultori del momento.
Questa realtà si lascia facilmente capire passeggiando nel centro di Bolzano. Basta poco, dai palazzetti in stile mitteleuropeo di piazza delle Erbe e dai vicini portici, per raggiungere piazza Walther e le architetture gotiche del duomo. Pochi metri più avanti, uno straordinario ciclo di affreschi riporta con prepotenza all’arte italiana e toscana.
La chiesa dei Domenicani, della fine del Duecento, ha alle spalle una storia lunga e tormentata. Affiancata per cinque secoli da un convento (che è stato soppresso nel 1785) è stata spogliata nei primi anni del secolo XIX dai soldati di Napoleone. Trasformata in deposito di sale, e poi in magazzino dell’esercito, ha subìto danni durante la seconda guerra mondiale, a causa delle bombe degli aerei alleati lanciate contro la vicina ferrovia.
Oggi la chiesa conserva opere d’arte come la pala con l’Apparizione di san Domenico a Soriano, dipinta intorno al 1654 dal Guercino ed esposta nella cappella dei Mercanti. Una parte degli affreschi della navata destra è opera della scuola di Martino da Verona, la Madonna in trono con i santi Barbara e Antonio è stata dipinta nel 1404 dal bolzanino di formazione tedesca Hans Stotzinger.
La vera stanza delle sorprese, però, si raggiunge attraverso una porta che si apre di fronte all’ingresso della chiesa. Di colpo, ci si trova avvolti dai colori pastello e dalle figure dalle vesti drappeggiate tipiche dell’arte di Giotto. Gli affreschi dipinti tra il 1330 e il 1440 nella cappella di San Giovanni ricordano quelli della basilica superiore di Assisi e della cappella degli Scrovegni di Padova. Nient’altro del genere esiste in Alto Adige o in Trentino.
È interessante notare che gli affreschi, opera di artisti di scuola giottesca padovana (il maestro nato nel Mugello, e morto nel 1337 a Firenze non sembra essersi mai spinto a nord di Padova) sono stati commissionati da Giovanni de Rossi, un banchiere fiorentino che si era trasferito a Bolzano, e più tardi cambiò il suo cognome in Botsch.
Anche la dedica della cappella a san Giovanni, patrono del capoluogo toscano, la dice lunga sul rapporto tra queste pitture e la regione d’Italia più amata da tedeschi e inglesi. Le pitture della cappella celebrano i patroni di Firenze, ovvero san Giovanni Evangelista, san Giovanni Battista e san Nicolò.
Gli affreschi, più volte restaurati, sono in ottime condizioni. Nella parete destra, di fronte all’ingresso, sono dipinte le Storie del Battista, nelle successive sono affreschi dedicati alla Madonna. Nelle volte compaiono i simboli dei quattro evangelisti, i padri della Chiesa e i profeti. Sulla parete di fronte, a sinistra per chi guarda, compaiono invece la Vocazione di san Giovanni, le Nozze di Cana e la Visione dell’Apocalisse, opera del Maestro del Trionfo della Morte, l’artista che più di tutti gli altri, nel gruppo arrivato da Padova, ha assimilato la lezione di Giotto nell’intensità delle espressioni, nella plasticità delle figure e negli sfondi.
Il chiostro, che si raggiunge anche direttamente dalla strada, è stato costruito poco dopo il Mille e ha preso l’aspetto attuale alla fine del secolo XV. Molti affreschi della seconda fase sono andati perduti. Tra quelli sopravvissuti, spicca il ciclo realizzato intorno al 1496 da Friedrich Pacher, e trasformato dal bolzanino Sylvester Müller.
Tra le opere di Pacher, nel lato meridionale del chiostro, spiccano un Cristo tra i dottori, il Battesimo del Cristo e i Santi e Beati domenicani. Accanto alla porta della sala capitolare sono dei Busti di Profeti di Pacher, e una Madonna, santa Caterina e un cavaliere della metà del Trecento. Una Crocefissione e altre scene bibliche di Friedrich Pacher spiccano accanto alla porta da cui si accede alla cappella di Santa Caterina.
Anche quest’ultima conserva importanti frammenti di affreschi del Tre e del Cinquecento. Uno di questi, dipinto sulla parete d’ingresso in modo da essere visto prima di tornare nel mondo esterno, è un Giudizio finale ispirato a quello della cappella degli Scrovegni di Padova. L’influsso del grande artista toscano è evidente anche qui.
Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano 0471.307000, www.bolzano-bozen.it
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