Guida delle Dolomiti: Chiusa e il monastero di Sabiona.

Chi risale la valle dell’Isarco, a una ventina di chilometri da Bolzano, si trova davanti uno dei monumenti più singolari dell’Alto Adige.
Arroccato su un’altura che controlla la valle, il monastero di Sabiona(Kloster Säben in tedesco) colpisce il viaggiatore con il suo aspetto più simile a un castello che a un edificio sacro.
Intorno all’altura, formata da scura diorite, sono torri e mura merlate.
Sul punto più alto è uno dei monasteri più noti e più ricchi di storia della intera regione.
La rupe di Sabiona, che culmina a 729 metri, ha ospitato un insediamento fortificato dell’Età del Bronzo, e poi una basilica paleocristiana a tre absidi oggi interrata in un vigneto. Nel 570 Chiusa era già sede di un vescovo, alle dipendenze del patriarcato di Aquileia.
Nel 798 la diocesi fu aggregata a Salisburgo, nel 938 i vescovi si trasferirono a Bressanone.
Chiusa però continuò a ospitare un castello, alle dipendenze dei vescovi anche se affidato ai signori di Sabiona, importante perché svolgeva la funzione di dogana. La prima citazione di questo fortilizio risale al 1080, quando compare su un documento un Sabionensis et Prixianensis ecclesiae episcopus, “vescovo della chiesa di Sabiona e Bressanone”.
Le fortificazioni che cingono la collina, dalla torre dei Signori alla base fino alla torre di San Cassiano sul punto più alto, risalgono al secolo XI.
Tratti delle mura medievali sono state inglobate nel convento e in altri edifici del complesso.
Sulla cima, la chiesa della Santa Croce e il monastero benedettino sono il risultato della trasformazione del palazzo feudale. Nel 1533 il complesso fu devastato da un incendio.
Nel 1681 passò alle monache benedettine.
Intanto, intorno al 1250, alla base dell’altura di Sabiona, venne costruita la torre del Capitano (Burg Branzoll in tedesco), formata da una cinta di mura, da un mastio a base quadrangolare e da un edificio per abitazione, che compare per la prima volta in un documento del 1268.
Nel Quattrocento il fortilizio fu ampliato in forme gotiche. Nel 1671 venne devastato da un incendio. Il recupero, iniziato nel 1911 dal proprietario, ne fece una residenza chiusa al pubblico.
Insieme al monastero e al castello, nei secoli, si sviluppano il suggestivo abitato di Chiusa, con le sue case medievali a bovindo (erker), la chiesa di San Felice di Cantalice annessa al convento dei cappuccini e la cappella della Madonna di Loreto, copia di quella del santuario marchigiano. C’è anche il tesoro di Loreto, con dipinti italiani e fiamminghi e il prezioso altare da campo di Carlo II di Spagna, con miniature di San Cristoforo e San Girolamo.
L’edificio di culto più importante è la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, affacciata sulla piazza omonima, che conserva sul lato meridionale un portale scolpito tra il 1466 e il 1468. All’interno è una grande Madonna lignea del secolo XVI.
La salita a piedi verso Sabiona inizia da piazza Tinne. Si sale per una scalinata, si passa ai piedi di Castel Branzoll (chiuso e non visitabile) e si continua per una stradina che passa alla base della torre dei Signori e continua a svolte tra i vigneti.
Da una seconda cerchia di mura si va a destra verso la chiesa della Madonna, a pianta ottagonale, consacrata nel 1682. Alla sua destra è la piccola cappella della Madonna, una costruzione romanica restaurata. Di fronte è una fontana di bronzo con immagini di vescovi medievali.
Tornati alla porta si va a sinistra, per una rampa che corre all’esterno delle mura e si affaccia dall’alto su boschi e vigneti. Un passaggio scavato nella roccia dà accesso al cortile del monastero di Sabiona, occupato da religiose di clausura e quindi non accessibile al pubblico.
Una scala porta alla seicentesca chiesa del Convento, con eleganti decorazioni barocche, nella quale si conserva una statua lignea della Madonna col Bambino molto venerata dalla gente di Chiusa e dei centri vicini.
Più in alto è la chiesa della Santa Croce, rifatta tra il Quattro e il Seicento, che conserva un bell’interno affrescato. All’interno è esposta della documentazione archeologica e storica su Sabiona. Una terrazza offre un bel colpo d’occhio sulla valle dell’Isarco, oltre la quale si
alzano le vette dolomitiche delle Odle.
Per tornare alla base conviene uscire dal fortilizio verso nord, seguendo le indicazioni per Chiusa e traversando un ponte che in passato era levatoio. Da una sella si piega a destra, e si scende per
una strada sterrata che si abbassa a tornanti e poi scende in diagonale fino al centro storico.
L’anello, escluse le visite alle chiese, richiede circa un’ora di cammino. Prima di salire a Sabiona conviene
verificare gli orari di apertura delle chiese presso l’ufficio turistico di Chiusa.
Visitabile tutto l’anno. Ufficio turistico di Chiusa 0472.847424, www.klausen.it
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