Guida delle Dolomiti: Il rifugio Bolzano e lo Sciliar.

Il 3 luglio del 1880 un uomo sale una delle più belle guglie delle Dolomiti. Si chiama Johann Santner, è nato nel Tirolo orientale, vive a Bolzano. Fa il negoziante, ma ama la natura e la montagna. Terreno delle sue scorribande sono il Sassolungo, il Catinaccio, le Odle. E lo
Sciliar, con le sue torri che dominano Siusi, Fiè e Castelrotto.


Santner compie le prime salite delle Cinque Dita, del Catinaccio d’Antermoia e della Piccola Fermeda. Apre una via sulla cima Tosa, nelle Dolomiti di Brenta. La sua impresa più bella, però, è la conquista della più elegante guglia dello Sciliar.


Le difficoltà sono di secondo e terzo grado, con un passaggio di quarto inferiore. Grazie al suo orientamento, Santner scova un itinerario tra canali, massi in bilico e cenge ricoperte da mughi.

 

La guglia viene poi battezzata punta Santner.


Sull’Alpe di Siusi e nei paesi vicini, al contrario che sotto alle Tre Cime e al Sella, solo pochi visitatori rivolgono la loro attenzione all’alpinismo e alla roccia. Un atteggiamento favorito dalla conformazione dei luoghi.


Mentre il monte Castello, la punta Santner e la punta Euringer precipitano con pareti di cinque o seicento metri di altezza, l’altopiano sommitale dello Sciliar, che culmina nei 2563 metri del monte Pez, è formato da ondulazioni erbose percorse dai camosci, ed era utilizzato come terreno di caccia e luogo di preghiera nell’Età del Bronzo.


Dopo l’ascensione di Santner, le torri dello Sciliar diventano famose.


Nel 1884 la guida fassana Giovanni Battista Bernard conduce Gustav Euringer sulla guglia che oggi porta il suo nome, con passaggi di quarto grado. Nel 1904 gli austriaci von Glanvell e Doménigg salgono la punta Santner da nord.


Poi i migliori alpinisti altoatesini (tra loro Hans Steger, Gunther Langes, Otto Eisenstecken ed Erich Abram, membro della spedizione del 1954 al K2) aprono itinerari di quinto e sesto grado. Nell’estate del 2011, una frana che cade dalla punta Euringer non fa vittime, ma trasforma le vie normali delle Torri.


Lo Sciliar, però, è soprattutto una montagna per chi cammina. Si può partire dall’Alpe di Siusi, dove gli impianti di risalita e la strada consentono di incamminarsi ad alta quota, oppure dai Bagni di Razzes, toccando il rifugio Malghetta Sciliar.


Nelle escursioni si traversano foreste di abete rosso, pino cembro e larice, e più in alto cespuglieti di pino mugo e ginepro. All’inizio dell’estate fioriscono i rododendri, il giglio rosso, il giglio martagone, la scarpetta di Venere e il papavero alpino.


Più in alto, sui terreni rocciosi, crescono la stella alpina, la genziana bavarese, la campanella dei ghiacciai, il crisantemo alpino e la kernera alpina. Oltre al camoscio vivono nel parco il cervo, il capriolo e il muflone. Completano l’elenco la marmotta, la lepre variabile, lo scoiattolo e la martora.


Tra gli uccelli spiccano l’aquila reale, il francolino di monte, il gallo cedrone e la pernice bianca. Sulle praterie d’alta quota nidificano il codirosso spazzacamino e il culbianco. Il corvo imperiale e il gracchio alpino accompagnano escursionisti e alpinisti.


L’itinerario più classico per salire allo Sciliar si raggiunge da Compaccio, all’ingresso dell’Alpe di Siusi, raggiungendo in seggiovia l’hotel Panorama o lo Spitzbühel. Da questi due punti si scende a piedi alla malga Saltner, si traversa su un ponte il Rio Freddo e si continua fino al sentiero che proviene dai Bagni di Razzes.


Ora si sale su terreno più ripido, utilizzando gradini nella roccia e ponticelli in legno. Usciti su un terrazzo erboso ci si affaccia sull’altopiano, si scoprono il Catinaccio d’Antermoia e il Catinaccio e si sale al rifugio Bolzano (Schlernhaus), una costruzione a 2450 metri di quota che offre atmosfere d’altri tempi.


Un sentiero sulle ghiaie conduce sul monte Pez, straordinario belvedere. Proseguendo in discesa verso nord si traversa il pianoro erboso ai piedi del monte Castello (Burgstall), si va a sinistra e si
raggiunge il Pulpito Santner, belvedere sulle Torri, dove l’uomo preistorico veniva ad accendere i suoi fuochi. Il prato s’interrompe davanti al vuoto, attenzione! Tra andata e ritorno occorrono cinque o sei ore.


Da giugno a ottobre. Associazione turistica Siusi 0471.707024, www.seis.it, rifugio Bolzano
(Schlernhaus) 0471.612024, www.schlernhaus.it

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