Dalle rive del lago di Carezza si ammira un paesaggio da cartolina.


Oltre il bacino, che Karl Felix Wolff ha battezzato un secolo fa «un variopinto specchio da favola», si alzano le friabili torri rocciose del Latemar.


Dall’altra parte della conca svettano la Roda di Vaèl, la Croda di Re Laurino e le altre cime del versante altoatesino del Catinaccio. Da questa parte, al contrario che nella vicina valle di Fassa, la montagna è nota come Rosengarten, il Giardino delle Rose.


Si affaccia sul lago e i suoi boschi anche la Roda di Vaèl, l’impressionante “parete rossa” sulla quale i migliori alpinisti delle Dolomiti hanno tracciato degli itinerari di alta difficoltà. Offrono arrampicate difficili anche la Croda di Re Laurino, affacciata sui boschi di Tires, e le Torri del Vajolet, che sorvegliano malga Hanicker.


Le magnifiche vette e i fitti boschi di abeti, insieme alla comodità di accesso dalla valle dell’Isarco e da Bolzano attraverso la val d’Ega, fanno sì che Carezza e i paesi vicini siano una meta frequentata da oltre un secolo.


Sono nati nei primi anni del Novecento il grande albergo a poca distanza dal lago, e la Grande Strada delle Dolomiti che collega Bolzano con Cortina. Un’aquila di ferro accanto al comodo sentiero che collega i rifugi Roda di Vaèl e Paolina ricorda Theodor Christomannos, greco residente a Vienna, l’imprenditore che ha avviato oltre un secolo fa i due progetti.


Qualche chilometro più a nord, risalgono ai primordi del turismo alpino anche i Bagni di Lavina Bianca, in valle di Tires, ai piedi delle rocce del Catinaccio e dello Sciliar.


Qui però l’ambiente della montagna è impregnato di lavoro e fatica, come dimostra la segheria azionata dall’acqua che viene avviata ogni settimana per i turisti. Anche i faticosi sentieri che salgono da qui verso i rifugi Alpe di Tires e Bergamo sono ben intonati all’ambiente.


Su un’altura boscosa più lontana dalle rocce, i fedeli dell’Alto Adige salgono da secoli a pregare nel santuario della Madonna di Pietralba, inaugurato nel 1553 e rifatto due secoli dopo in stile barocco.


Secondo la tradizione Leonhard Weissensteiner, un contadino di qui, scavando le fondamenta del santuario, trovò una statua di Maria che poi collocò nella chiesa. Nel santuario, centinaia di ex voto testimoniano dei miracoli della Madonna di Pietralba, e della fede di generazioni di altoatesini.

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