Sentieri e natura a Caldaro
In alto sono le rocce chiare del Roèn, la montagna che sorveglia i paesi della Bassa Atesina. Più in basso sono alcuni dei vigneti più famosi della provincia. Il Pinot, il Sauvignon, il Traminer, il Cabernet prodotti lungo la “strada del Vino” hanno fatto il giro del mondo, e attirano qui, ogni anno, migliaia di amanti del buon bere.
È in buona parte legata al vino la prosperità dei centri della Bassa Atesina. Ad Appiano, a Termeno e a Caldaro, i palazzi dei proprietari terrieri sorvegliano centri storici curati, dove sorgono chiese di grande interesse artistico. Anche molti dei masi tra i vigneti sono edifici storici, come quello dov’è stato realizzato il museo provinciale del Vino dell’Alto Adige.
Tra il paese da cui ha preso il nome e Termeno, il lago di Caldaro è il più esteso tra i bacini di origine naturale dell’Alto Adige, e insieme il più temperato tra i laghi alpini. Esteso su 155 ettari, si trova a 216 metri di quota sul mare e ha una profondità media di quattro metri. La conca che lo ospita da millenni era in passato un tratto del letto dell’Adige.
Non a caso, in estate, il lago di Caldaro viene preso d’assalto da bagnanti, appassionati di vela e surfisti. A San Giuseppe, sulla sponda settentrionale, sono tre stabilimenti balneari. Si possono noleggiare tavole da surf, barche a remi, pedalò e pattini. In estate vengono proposti corsi di windsurf. La navigazione a motore è vietata.
Da marzo a settembre, intorno alle 13, inizia a soffiare l’Ora, un vento proveniente dal lago di Garda che rende felici i surfisti e i velisti.
Nel 2006 il lago di Caldaro è stato classificato tra i dieci laghi più puliti d’Italia in un’indagine di Legambiente.
Ma se il paesaggio agricolo intorno a Caldaro e al suo lago è stato plasmato nei secoli dall’uomo, il più vasto bacino di origine naturale dell’Alto Adige è anche un grande spazio di natura. Dal 2000 il lago, insieme ai canneti della sponda meridionale, è un biotopo protetto dalla Provincia autonoma di Bolzano. La presenza di oltre duecento specie di uccelli, tra stanziali e migratori, ne fa una meta d’eccezione per gli appassionati del birdwatching.
Per chi preferisce il binocolo alla tavola da windsurf (ma le due attività si possono piacevolmente alternare) le alte stagioni del lago sono la primavera e l’autunno.
Percorrendo a piedi la stradina asfaltata (Kuchlweg) o la passerella pedonale che corrono a sud del bacino, tra i canneti da un lato e la campagna coltivata dall’altro, si possono osservare piccoli rallidi come il voltolino e la più rara schiribilla. A sud-est del bacino si estende una pioppeta nei cui tronchi scavano il nido il picchio verde e il picchio cenerino, e si vede spesso il picchio nero.
Sul bacino principale, che si scopre da alcuni pontili, si possono vedere l’airone cenerino, il cormorano, lo svasso maggiore, la folaga, la gallinella d’acqua, varie specie di anatre di superficie e tuffatrici, e rapaci come il nibbio bruno e il falco di palude. Tra i canneti si lasciano vedere il cannareccione, la cannaiola, il migliarino di palude, il pendolino e il tarabuso.
A febbraio le acque ritornano interamente libere dal ghiaccio, e le oche selvatiche sostano durante la loro migrazione verso nord. Tra i migratori che si lasciano osservare di rado spiccano il falco pescatore, la gru, il marangone minore, l’oca colombaccio e l’aquila minore.
La sponda meridionale del lago può essere raggiunta in due modi. La più varia e faticosa consiste nel seguire interamente, a piedi o in bicicletta, la pista di 7,5 chilometri che compie il periplo del bacino. Il percorso inizia dal Lido, si allontana dal lago tra i vigneti, poi incrocia
la strada per Termeno e raggiunge i canneti della sponda meridionale, che si traversano su una passerella. Alla fine si sbuca sulla strada che proviene da Ora, la si segue verso nord, poi si piega a sinistra il Lido.
In più punti pedoni e ciclisti devono seguire itinerari diversi.
Chi cerca una passeggiata più breve può raggiungere in auto un posteggio sulla strada che collega Ora a Campi al Lago, e seguire la passerella tra i canneti. Da vedere i resti dei castelli che sorvegliavano il lago da est. La stradina che scavalca il monte di Mezzo toccando Novale (Kreith) tocca le rovine di Castel Varco (Laimburg), belvedere sulla valle dell’Adige. Un viottolo da percorrere a piedi sale ai 575 metri di Castelchiaro (Leuchtenburg), dal quale il panorama abbraccia anche il Roèn, il lago di Caldaro e i vigneti che lo circondano.
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