Le Dolomiti: il trenino del Renon, un treno di altri tempi.

Un treno di altri tempi corre ancora oggi sui binari che attraversano i prati e i boschi del Renon, in vista del Catinaccio, dello Sciliar e degli altri massicci delle Dolomiti altoatesine. Lunga quasi sette chilometri, la linea che attraversa l’altopiano collega Soprabolzano (Oberbozen), dove arriva la funivia dal capoluogo, con la stazione in stile liberty di Collalbo (Klobenstein), all’estremità orientale del Renon.

 

Da Soprabolzano, il trenino raggiunge Costalovara (Wolfsgruben), che offre il panorama migliore sull’altopiano e le montagne che lo circondano. Più avanti, alla fermata di Stella (Lichtenstern), 1261 metri, la linea tocca la quota più elevata. Un tratto ricco di svolte e un laghetto precedono la fermata di Colle del Renon (Rappersbichl). Poi, costeggiando l’abitato di Collalbo, si arriva in leggera discesa al capolinea.

 

Nel 2007 sono stati festeggiati i cent’anni della più nota (e ormai unica) ferrovia di montagna dell’Alto Adige, che è stata costruita nei primi anni del Novecento. Lanciata nel 1890 da un articolo del «Bozner Zeitung», l’idea di un collegamento tra Bolzano e l’altopiano del Renon (Ritten in tedesco) diventò concreta sei anni più tardi con la presentazione del progetto della ditta Stern & Hafferl di Vienna.

 

Nel 1905 il comune di Bolzano approvò il progetto. I lavori iniziarono nel marzo 1906 e si conclusero in quattordici mesi. Per i muri e la massicciata furono utilizzate le cave di Santa Maddalena. Sul percorso c’era un unico tunnel. Il primo locomotore elettrico, costruito in Svizzera, arrivò nel 1907. Nei mesi successivi arrivarono gli altri mezzi, costruiti in Boemia. L’inaugurazione avvenne il 14 agosto 1907, il primo treno lasciò il capoluogo alle 7:16 del mattino.

Il treno storico alla stazione di Soprabolzano.

 

Nella versione originale, la linea ferroviaria del Renon era più lunga e complessa di quella odierna. In quegli anni non c’erano né la funivia né la strada, e la linea, lunga dodici chilometri, collegava i paesi dell’altopiano al capoluogo. Il capolinea era in piazza Walther, cuore di Bolzano. La lunga salita, con un dislivello di quasi mille metri, veniva superata grazie a una cremagliera.

La ferrovia ebbe successo, e contribuì al decollo turistico del Renon. I biglietti, troppo cari per i contadini, erano alla portata dei visitatori che arrivavano da ogni parte d’Europa. Tra loro, nel 1911, c’era il viennese Sigmund Freud che salì all’altopiano e soggiornò nell’hotel Bemelmans-Post di Collalbo.

 

Il successo fece pensare a un prolungamento della linea verso Chiusa, da dove si sarebbe potuto proseguire verso la val Gardena e i suoi monti grazie al trenino che raggiungeva Ortisei. La Grande Guerra e l’annessione all’Italia fecero abbandonare il progetto, ma il trenino del Renon continuò a funzionare.

 

La morte della cremagliera fu decisa nel 1964, quando iniziarono i lavori per la funivia da Bolzano all’altopiano. Qualche mese dopo, il deragliamento di un treno causò la morte di quattro persone. Il 15 luglio 1966 l’ultimo treno salì da Bolzano al Renon, l’indomani fu inaugurata la funivia e fu avviato lo smantellamento della cremagliera. Con il nuovo impianto, la salita dal capoluogo a Soprabolzano richiedeva dodici minuti invece di quarantotto.

 

Sembrava che anche la linea sull’altopiano dovesse essere smantellata. Invece fu mantenuta in servizio. Tra il 1984 e il 1990 l’impianto venne messo in sicurezza con la sostituzione della linea elettrica e la sistemazione dei passaggi a livello.

 

Oggi anche la funivia che sale da Bolzano è andata in pensione, ed è stata sostituita da una cabinovia. Sulla linea che traversa l’altopiano, una elettromotrice confortevole e moderna si alterna a quelle che hanno cent’anni. La prima viene utilizzata tutto l’anno negli orari dei pendolari e degli studenti, e tutto il giorno in bassa stagione.

 

Le motrici storiche prendono il posto di quelle moderne negli orari più frequentati dai turisti. Spesso, a entrambi i capolinea, decine di visitatori provenienti da ogni parte del mondo fanno la coda per salire su un mezzo così ricco di storia.

 

Se gli appassionati di ferrovie storiche vogliono solo fare avanti e indietro tra Soprabolzano e Collalbo, altri visitatori preferiscono utilizzare il trenino per raggiungere l’inizio di uno dei sentieri che attraversano il Renon toccando prati, coltivi, boschi e frazioni isolate, sempre in vista delle Dolomiti. Uno dei più interessanti, da anni, è stato intitolato a Sigmund Freud.

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