Guida delle Dolomiti: Il forte asburgico di Fortezza.

Una delle fortezze più grandi delle Alpi controlla uno dei luoghi più importanti dell’Alto Adige dal punto di vista strategico. Ai suoi piedi tra gli abitati di Fortezza e di Aica (Franzensfeste e Aicha in tedesco), la val Pusteria confluisce nella valle dell’Isarco, che scende dal Brennero verso Bressanone e Bolzano.


Il complesso fortificato di Fortezza è enorme, ed è diviso in tre strutture (il forte Basso, il forte Medio e il forte Alto) collegate da passaggi fortificati e protetti. Gli scheletri ritrovati nei lavori
ottocenteschi e il ritrovamento di un torrione romano hanno dimostrato che il dosso roccioso che ospita la fortezza ha accolto in precedenza altre strutture difensive.


La decisione di costruire la fortezza è nata durante le guerre napoleoniche, quando le colonne mobili dell’esercito francese attraversavano indisturbate l’Europa. La vittoria nel 1809 delle truppe
contadine di Andreas Hofer su quelle franco-bavaresi del generale Lefebvre ha fatto risaltare l’importanza strategica dello sperone roccioso affacciato sull’Isarco.


La decisione di costruire la fortezza fu presa dall’imperatore d’Austria Francesco I. Nel 1832 l’incarico di dirigere i lavori venne affidato a Franz von Scholl, generale del genio di stanza a Verona. In soli cinque  anni, sfruttando il granito di Falzes e la calce di San Vigilio di Marebbe,
4500 operai (soldati del genio, lavoratori della zona, scalpellini provenienti da Genova, da Bergamo e dalla Croazia) costruirono il forte. Furono costruite strade per trasportare i materiali, accanto al cantiere nacque un paese.


Il risultato fu uno dei complessi fortificati più poderosi dell’epoca, che servì da prototipo alle fortificazioni di Verona, Mantova, Peschiera e Legnago. Queste strutture, tutte progettate da von Scholl, formavano il “quadrilatero del Garda”, e furono aspramente contese durante le
guerre d’indipendenza italiane.


La fortezza, inaugurata il 18 agosto 1838, aveva una guarnigione di 1200 uomini delle diverse nazionalità dell’impero, come testimoniano scritte in tedesco, italiano, ceco, ungherese e croato.

 

Dopo la metà dell’Ottocento, i comandanti del forte fecero modificare i tracciati delle ferrovie del Brennero e della val Pusteria.


I treni passavano accanto alle mura per impedire ai passeggeri di gettare sguardi indiscreti all’interno. Quello che proviene da Brunico costeggia le mura del forte Medio e scavalca la forra dell’Isarco su un altissimo ponte. Quest’ultimo aveva una sezione mobile, che poteva essere rimossa in caso di attacchi.


Per un’ironia della storia i cannoni della fortezza, tra le più munite d’Europa, non spararono mai un colpo. Dal 1890 l’importanza strategica del complesso si ridusse a causa dei nuovi cannoni in grado di abbattere le sue mura di granito, e poi dei bombardieri. I comandi austro-ungarici lo trasformarono in una polveriera, una destinazione che fu mantenuta dopo il 1918 dai generali italiani. Nel 2003 la struttura è stata dismessa dall’esercito. Dopo la bonifica e i restauri,
sono iniziate le visite guidate.


Dall’ingresso, sovrastato da un’iscrizione che ricorda l’imperatore Francesco I, si entra nel cortile e poi nel forte Basso, dove si visitano i forni per il pane e le camere che ospitavano i cannoni rivolti verso il Brennero. Si continua visitando il circolo ufficiali, e il locale dove venivano custoditi i soldi per la paga dei soldati.

 

Una lunga scalinata dà accesso al forte Medio, dalle cui terrazze ci si affaccia verso la val Pusteria e il lago artificiale, della fine degli anni Trenta, che raccoglie le acque dell’Isarco prima che scendano alla centrale elettrica di Bressanone. Un tunnel sotterraneo e una scalinata di 457 gradini, che supera quasi cento metri di dislivello, collegano il forte Basso al forte Alto.


Nel cortile meritano una sosta la chiesa, che accoglieva solo gli ufficiali ma era costruita come un grande amplificatore per trasmettere le parole del celebrante ai soldati radunati all’esterno, e il
punto geodetico installato nel 1889 e al quale venne ancorata l’intera rete topografica europea.


Un tunnel porta al bunker dove, tra il 1943 e il 1945, è stato depositato il tesoro della Banca d’Italia (127,5 tonnellate d’oro) trafugato dai nazisti, insieme ad altro oro proveniente dalla Jugoslavia.


Una parte dell’oro venne portata dai nazisti in Svizzera, una parte prese la via di Berlino.


Alla liberazione gli americani ne trovarono ancora 25 tonnellate, che vennero restituite all’Italia. La vicenda dell’oro scomparso ha trovato a più riprese spazio nelle cronache, alimentando la fantasia di cercatori più o meno improvvisati. Oggi, nel bunker, i visitatori trovano solo dei falsi lingotti.


Aperto tutto l’anno, visita a pagamento. Forte di Fortezza 0472.057218, www.fortefortezza. it, consorzio turistico valle Isarco 0472.802232, www.valleisarco.info

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