L’Alpe di Siusi e lo Sciliar: Castelrotto, i sentieri delle chiese e dei masi.
Ai piedi delle rocce dello Sciliar si distende uno dei paesaggi più noti delle Dolomiti. Dominato dalle punte Santner ed Euringer e dai boschi che salgono verso l’Alpe di Siusi, l’altopiano dello Sciliar, sul quale sorgono Castelrotto (Kastelruth), Siusi (Seis) e Fiè allo Sciliar (Völs am Schlern) è una delle zone più frequentate dei Monti Pallidi.
La comodità di accesso da Bolzano e dalla strada e dalla ferrovia del Brennero ha reso Fiè, Siusi e Castelrotto popolari dai primi anni del turismo alpino. Nonostante l’afflusso di visitatori estivi e invernali, i tre paesi continuano a offrire un quadro armonioso, dove le attività turistiche sono integrate con quelle tradizionali della montagna.
L’insediamento dell’uomo nella zona è antico. Nei pressi di Fiè sono stati individuati i resti di un villaggio del Mesolitico e fortificazioni del VI secolo avanti Cristo. Le chiese affrescate e i castelli (tutti in rovina, tranne Castel Presule e Castel Trostburg) dimostrano che la zona ha sempre avuto grande importanza economica e strategica.
Nella processione del Corpus Domini a Castelrotto, i residenti sfoggiano i costumi tradizionali. La musica dei Kastelruther Spatzen, il gruppo folk dei “passerotti di Castelrotto”, attira migliaia di fan dalla Germania e dall’Austria.
Castelrotto, a 1065 metri di quota, sorge in una conca ai piedi della Bullaccia. Ricordata dal 982, è stata devastata nel 1755 da un incendio. Nel centro spiccano le facciate affrescate dal pittore locale Eduard Burgauner (1873-1913).
La parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, rifatta dopo l’incendio, conserva opere d’arte barocche. Il campanile nel centro della piazza è l’emblema di Castelrotto. La base misura undici metri di lato, mentre la cima è a ottantadue metri dalla piazza.
Accanto alla strada che sale all’Alpe di Siusi è la chiesa affrescata di San Valentino. Costruita intorno al 1244, conserva nel coro e all’esterno dei notevoli affreschi cinquecenteschi. Di grande fascino anche le costruzioni agricole in stile tradizionale, come il maso Lafay, del 1559.
I sentieri e i viottoli che iniziano da Castelrotto permettono di esplorare la zona, di salire verso i dossi del bosco di Tagusa (Tagusener Wald) e del Col di Palù (Moosbühl) che si affacciano sulla valle dell’Isarco e la bassa val Gardena. Il passo Pinei, traversato dalla strada che unisce Castelrotto a Ortisei, separa queste alture dalla Bullaccia.
Una delle passeggiate più interessanti inizia dalla piazza di Castelrotto. Per una strada indicata da segnavia si scende a un ponte sul rio di Tisana (Tisner Bach), dove si piega a sinistra e poi a destra fino al maso Lafay.
Una stradina pianeggiante porta al maso Jäger, con affresco sulla facciata, e al maso Feger, da cui si sale a un tabernacolo e a un bivio al margine di un bosco. Se si torna indietro da qui, tra andata e ritorno, si cammina per meno di un’ora.
Chi cerca un itinerario più lungo può piegare a sinistra, e salire per un ripido sentiero. Si toccano le case di Einsiedel e Freudenegg, si scavalca l’altura del Moosbühl, si ritrova la strada al margine della palude del Radlmoos e si torna a Castelrotto toccando il maso Elend.
Questa soluzione richiede due ore.
Offrono un bel panorama su Castelrotto anche il rifugio e il terrazzo erboso di Marinzen, che si possono raggiungere in seggiovia o per un sentiero che inizia dalla strada per l’Alpe di Siusi. Di grande fascino anche la passeggiata che inizia alla base della seggiovia di Marinzen, supera il maso Scherer, il maso Wegmacher e alcuni fienili e raggiunge la strada.
La si traversa, si raggiunge il maso Zatzer, e si piega a sinistra fino alla chiesa medievale di San Valentino. Per conoscere gli orari di apertura occorre rivolgersi all’ufficio turistico, gli affreschi dell’esterno possono essere ammirati in ogni momento.
Da Castelrotto alla chiesa occorrono tre quarti d’ora, e lo stesso tempo è necessario al ritorno. Per scendere da San Valentino a Siusi, invece, basta un quarto d’ora o poco più. Con la neve, molti di questi itinerari restano praticabili, a piedi o con le ciaspole.
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